Il Working Abroad Index 2026 colloca Milano tra le grandi città relativamente convenienti per i professionisti internazionali. Ma Roma, Firenze e numerose altre destinazioni costano meno. La vera opportunità dello smart working potrebbe essere proprio quella di superare le metropoli.
Milano è una città conveniente per chi lavora da remoto? Dipende dalla città con cui la confrontiamo.
Secondo il Working Abroad Index 2026 di bunq, il costo mensile stimato per vivere a Milano è di 1.970 euro. Una cifra decisamente inferiore ai 3.288 euro di Londra, ai 2.805 di Dublino e ai 2.775 di Amsterdam.
Per un professionista internazionale abituato ai costi di queste metropoli, Milano può quindi rappresentare un'alternativa interessante.
Ma c'è un dettaglio che cambia la prospettiva: Roma, secondo lo stesso indice, costa 1.527 euro al mese. Firenze 1.708. Madrid 1.835 e Berlino 1.959.
Dunque Milano è competitiva rispetto ad alcuni grandi centri economici, ma non è affatto la destinazione europea più economica.
Quanto costa davvero lavorare da remoto?
L'indice confronta 75 città in 41 Paesi, utilizzando costi medi relativi ad abitazione, alimentari, utenze, trasporti e connettività. Anche il coworking viene analizzato, ma il costo di una postazione non è compreso nei totali mensili citati.
Si tratta di stime comparative, non del budget necessariamente sufficiente a ciascun lavoratore.
Le differenze rimangono comunque importanti. Tra Londra e Milano il divario supera i 1.300 euro al mese. Tra Milano e Roma, invece, è di 443 euro.
Su base annua, quest'ultima differenza equivale a oltre 5.300 euro.
Numeri che aiutano a comprendere quanto la localizzazione possa incidere sulla sostenibilità economica del lavoro da remoto.
Il paradosso delle città più attrattive
Per anni le grandi metropoli hanno concentrato opportunità professionali, servizi e relazioni. Per accedere a determinate carriere era spesso necessario trasferirsi dove si trovavano le aziende.
Il lavoro da remoto modifica almeno in parte questa relazione.
Se la presenza quotidiana in ufficio non è più indispensabile, un professionista può scegliere dove vivere considerando anche il costo dell'abitazione, la qualità dei servizi, i legami familiari e le proprie preferenze.
Naturalmente lavorare da remoto non significa automaticamente poter lavorare da qualsiasi Paese. Le condizioni contrattuali, fiscali e previdenziali possono limitarne la possibilità.
Eppure, quando la mobilità è concretamente praticabile, la centralità delle grandi città diventa meno scontata.
Un'opportunità anche per le imprese
Per i datori di lavoro, questa trasformazione apre una questione organizzativa.
Un'azienda che consente una reale flessibilità geografica può ampliare il bacino di candidati e offrire ai propri collaboratori opportunità di vita differenti. Ma deve anche definire regole chiare sulla presenza, sul coordinamento dei gruppi e sulle responsabilità.
I vantaggi non sono automatici. Dipendono da come il lavoro viene organizzato.
In Italia, inoltre, il tema riguarda direttamente i territori. Città di medie dimensioni e piccoli centri potrebbero diventare alternative credibili se disponessero di abitazioni accessibili, connettività affidabile e servizi adeguati.
Perché, in fondo, il dato più interessante del Working Abroad Index non è che Milano costi meno di Londra.
È che lavorare per un'azienda di Londra potrebbe non richiedere più di vivere a Londra.
Ed è questa possibilità, molto più delle classifiche sul costo della vita, a rappresentare la trasformazione potenzialmente più importante dello smart working.