Un’università deve far funzionare lezioni, laboratori, servizi agli studenti, amministrazione e ricerca. È un contesto interessante per osservare il lavoro ibrido, perché rende difficile sostenere che tutte le attività possano essere organizzate nello stesso modo. Proprio questa complessità può offrire spunti a HR e responsabili aziendali, purché il confronto rimanga un esercizio di lettura organizzativa e non diventi un trasferimento automatico delle regole americane alle imprese italiane.
La CHRO Survey 2026 di CUPA-HR raccoglie le risposte di 236 responsabili delle risorse umane dell’istruzione superiore statunitense, provenienti da 45 stati e Porto Rico. Il 53,4% dichiara che il personale completamente remoto non supera il 5% della forza lavoro della propria istituzione. Sul lavoro ibrido il quadro è più articolato: metà dei rispondenti indica che almeno il 35% del personale può lavorare con una modalità ibrida. Sono percentuali di istituzioni secondo le risposte dei dirigenti, non una misura diretta di tutti i lavoratori universitari americani.
Questa distinzione è importante anche quando discutiamo di aziende. Una diffusione diseguale può dipendere dalle attività, dalle scelte organizzative e dalle condizioni locali; l’indagine non consente di attribuirla a una sola causa. Prima di decidere quante giornate concedere, conviene dunque ricostruire il servizio: dove deve essere svolto, chi ha bisogno di incontrarsi e quali risultati possono essere verificati indipendentemente dalla postazione utilizzata.
Il tema dell’equità richiede un’attenzione particolare. Due persone possono avere possibilità differenti di lavorare da remoto senza che una venga considerata meno meritevole. La differenza deve però avere una spiegazione legata alla mansione e al servizio, non al prestigio del ruolo o alla preferenza del responsabile. Quando il lavoro richiede presenza, si possono comunque esaminare altre forme di flessibilità, evitando che l’impossibilità di spostare il luogo escluda ogni discussione sull’organizzazione del tempo.
Una politica chiara dovrebbe rendere comprensibili criteri, autorizzazioni e verifiche. Che cosa conta come reperibilità? Come si mantiene accessibile un servizio? Quando un incontro richiede presenza? Quali condizioni si riesaminano dopo una sperimentazione? Sono domande che aiutano a prevenire il conflitto fra una regola generale e le necessità operative. Consentono anche di discutere le eccezioni con argomenti verificabili, invece di trasformarle in concessioni personali.
Le università americane offrono quindi un osservatorio, non un modello pronto da importare. Il loro interesse sta nel mostrare quanto una sola organizzazione possa contenere lavori diversi. Per le aziende, il passo utile consiste nel progettare la flessibilità attorno alle attività e renderne leggibile la logica. Il numero delle giornate viene dopo: prima occorre capire quale servizio si vuole garantire, come misurarlo e quali condizioni permettono alle persone di contribuire con continuità.