Nuovi programmi di inserimento lavorativo e riforma degli apprendistati per riportare gli under-25 nel mercato del lavoro.
Per molti anni il Regno Unito è stato considerato uno dei sistemi occupazionali più dinamici d’Europa.
Un mercato del lavoro flessibile, capace di assorbire rapidamente nuovi lavoratori e di offrire opportunità ai giovani.
Negli ultimi anni però il quadro sta cambiando.
Sempre più osservatori segnalano che anche nel Regno Unito stanno emergendo problemi che fino a poco tempo fa sembravano tipici delle economie del Sud Europa: difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro, aumento dei giovani inattivi e crescita del fenomeno dei Neet.
Secondo i dati citati dal Financial Times, quasi un milione di giovani britannici non studia, non lavora e non segue percorsi di formazione.
La risposta del governo
Per affrontare il problema, il governo guidato da Keir Starmer ha deciso di rafforzare i programmi di inserimento lavorativo.
Il piano prevede l’espansione della cosiddetta jobs guarantee, un programma che offre ai giovani disoccupati da lungo tempo un’esperienza lavorativa retribuita per sei mesi.
Finora il programma era rivolto ai giovani tra 18 e 21 anni, ma il governo intende estenderlo fino ai 24 anni, riconoscendo che proprio questa fascia registra alcune delle percentuali più alte di inattività.
Ripensare gli apprendistati
Un secondo intervento riguarda il sistema degli apprendistati.
Negli ultimi anni molte aziende hanno utilizzato questi programmi per aggiornare competenze di lavoratori già occupati, spesso in ruoli manageriali.
Il risultato è che sempre meno apprendistati sono diventati una porta di ingresso per i giovani.
Secondo l’ex ministro Alan Milburn, oggi circa metà degli apprendistati è destinata a lavoratori sopra i 25 anni.
«Gli apprendistati erano il ponte tra scuola e lavoro. Oggi quel ponte si è indebolito», ha spiegato.
Il problema delle prime esperienze lavorative
Il tema centrale riguarda la possibilità per i giovani di accedere alla prima esperienza professionale.
Molti settori che in passato rappresentavano una porta di ingresso nel mercato del lavoro — come commercio al dettaglio e ospitalità — stanno registrando una contrazione dell’occupazione.
Allo stesso tempo, alcune imprese segnalano che assumere personale junior è diventato più costoso e più rischioso.
Un problema europeo
Il caso britannico dimostra che il tema dei Neet non riguarda più solo alcune economie.
Anche i sistemi del lavoro più dinamici possono trovarsi a dover ripensare il passaggio tra istruzione, formazione e occupazione.
Curiosamente, mentre il Regno Unito affronta questo problema, molti giovani del Sud Europa continuano a trasferirsi verso Paesi dove percepiscono maggiori opportunità e meritocrazia.
Due realtà diverse che oggi si incontrano su una stessa sfida: garantire ai giovani un accesso reale al mercato del lavoro.