Nel dibattito su lavoro remoto e nuove forme di indipendenza professionale, la Partita IVA è spesso raccontata come una scelta di ripiego o come una zona grigia tra precarietà e libertà. I dati del 2025 raccontano però una storia più articolata - e in parte controintuitiva.
Secondo un’indagine condotta dalla tech company Fiscozen su oltre 40mila Partite IVA, il lavoro autonomo non solo continua a crescere, ma premia in modo netto alcune competenze chiave: iper-specializzazione, autonomia decisionale e capacità di operare in modo indipendente, spesso anche da remoto.
A guidare la classifica dei fatturati medi più alti nel 2025 sono i medici specialisti e della diagnostica — cardiologi, psichiatri, pediatri, ginecologi e radiologi — con una media annua di 58.365 euro. Seguono le attività di produzione cinematografica, video e programmi TV con 40.822 euro, e subito dopo gli elettricisti specializzati in impiantistica civile e industriale con 40.062 euro.
Fuori dal podio, ma in forte ascesa, compare uno dei codici ATECO più discussi degli ultimi anni: influencer marketing e content creation, con 39.947 euro di fatturato medio e un sorprendente +23% rispetto al 2024, l’incremento più alto registrato. Completano la fascia alta ingegneri (39.136 euro), dentisti e odontoiatri (38.242 euro) e infermieri (37.470 euro).
Non è solo una questione di settori “nuovi” o digitali. Nel 2025 hanno registrato aumenti di incassi significativi anche gli operatori immobiliari per conto terzi (+17,6%), i formatori sportivi (+15,7%), gli agenti assicurativi (+15%) e, con percentuali fino al 12%, i professionisti delle attività psicomotorie e della recitazione. In attesa dei dati ufficiali sulle nuove aperture dopo la riforma dei codici ATECO, emergono già i più utilizzati: consulenti imprenditoriali, strategici e gestionali, seguiti da pubblicitari e psicologi e psicoterapeuti.
Secondo Enrico Mattiazzi, CEO di Fiscozen, “la Partita IVA non è più un’alternativa al posto fisso, ma una scelta consapevole per costruire un percorso accelerato e personale”. La crescita dei content creator accanto a professioni tradizionali come medici e ingegneri, spiega, dimostra che il mercato premia oggi l’iper-specializzazione e l’individualità, soprattutto in un contesto in cui l’intelligenza artificiale mette sotto pressione le competenze standardizzabili.
Libertà, però, non significa assenza di costi. I sondaggi condotti nel 2025 mostrano che un libero professionista su due sceglie la Partita IVA per gestire meglio tempo, clienti e risorse. La Gen Z, in particolare, rifiuta il lavoro dipendente tradizionale in favore di autonomia, flessibilità e maggiore equilibrio vita-lavoro. Ma la stessa libertà espone a rischi elevati: ansia, stress, insonnia e burnout sono segnalati come problemi diffusi, alimentati da incertezza economica, pressione fiscale, mancanza di tutele per malattia e maternità e difficoltà di accesso al credito.
Eppure, nonostante tutto, l’83% dei liberi professionisti si dice soddisfatto della propria scelta e non tornerebbe indietro.
Restano infine forti le differenze di genere. Le donne chiedono più tutele, soprattutto su maternità e malattia; gli uomini puntano maggiormente su guadagni e controllo del proprio percorso. Il gender pay gap nella libera professione è del 18,3%, cresce con l’età e raggiunge il 28,5% tra i 55 e i 65 anni. Un dato che conferma come l’indipendenza, da sola, non basti a correggere disuguaglianze strutturali.
Nel lavoro remoto e indipendente del 2025, la Partita IVA non è più un’anomalia: è uno dei luoghi in cui si misura, nel bene e nel male, la trasformazione profonda del lavoro contemporaneo.